La biodiversità nascosta nelle piccole cose

L’estate è il tempo delle escursioni, del mare, dei boschi e delle giornate trascorse all’aria aperta. È anche il tempo dei centri estivi, delle esplorazioni e delle mille domande che i bambini e le bambine sanno fare quando si trovano immersi nella natura.
Qualche giorno fa, durante una delle nostre attività, abbiamo dedicato del tempo alla ricerca di quel piccolo animale di cui sentiamo il canto in estate: la cicala . Non sapevamo se lo avremmo trovato, anzi, sapevamo che era possibile tornare a casa senza averlo visto e sarebbe andata bene così. Perché educare alla natura significa anche imparare che non tutto è immediato, che non tutto si mostra quando lo desideriamo e che la biodiversità non è uno spettacolo organizzato per noi.
Significa rallentare. Osservare. Aspettare.
Significa imparare a cercare senza avere la certezza di trovare.
Alla fine non abbiamo trovato la cicala, abbiamo trovato la sua esuvia, il piccolo involucro che lascia attaccato al tronco dopo l’ultima muta, quando diventa adulta e prende il volo. Per i bambini e le bambine è stata comunque una scoperta straordinaria. Perché quella piccola traccia raccontava la storia di una lunga vita trascorsa sottoterra e di una trasformazione silenziosa che quasi sempre, avviene senza che nessuno se ne accorga. E così, con poche parole, abbiamo raccontato quel momento sulla nostra pagina facebook e il post ha registrato migliaia di visualizzazioni . Ci ha colpito perché raccontava un’esperienza semplice, lontana dalle immagini spettacolare che spesso dominano i social. Eppure tante persone si sono fermate a guardarla.
Forse abbiamo ancora bisogno di storie che ci ricordano che la meraviglia non vive solo nelle grandi imprese o nei paesaggi spettacolari. A volte si nasconde in ciò che è piccolo e che rischiamo di non vedere.
Ed è proprio qui che entra in gioco la biodiversità.
Troppo spesso la immaginiamo come qualcosa di lontano come grandi foreste, animali rari o luoghi incontaminati. Ma la biodiversità è prima di tutto la straordinaria rete di relazioni che rende possibile la vita sulla Terra. È fatta di insetti impollinatori, di piccoli anfibi, di funghi, di erbe spontanee, di microorganismi invisibili che rendono fertile il suolo. Sono loro, insieme a migliaia di altre specie, a sostenere gli ecosistemi di cui anche noi facciamo parte. Ogni volta che una specie scompare, il problema non è soltanto la perdita di un essere vivente. Si indebolisce una rete complessa di relazioni costruita in milioni di anni di evoluzione. Per questo la biodiversità non è un lusso da conservare quando tutto il resto funziona è la condizione che rende possibile la nostra stessa esistenza.
Per questo, come Guide ed Educatori Ambientali, sentiamo che il nostro compito non è soltanto accompagnare le persone lungo un sentiero o raccontare il nome di una pianta. Vorremmo aiutare a cambiare sguardo. Perché è difficile proteggere ciò che non conosciamo ed è impossibile conoscere davvero ciò che non ci prendiamo il tempo di osservare. I bambini questo lo sanno ancora fare. Si siedono sul prato per seguire una formica, osservano un bruco senza fretta, fanno domande, si stupiscono. Noi adulti, invece, troppo spesso passiamo oltre. Forse dovremmo imparare da loro. Perché custodire la biodiversità significa prima di tutto tornare a vedere. Dare valore a ciò che è piccolo. Accettare che la natura abbia i suoi tempi e che non tutto debba essere immediatamente disponibile ai nostri occhi.
In fondo, anche questo è un modo per prenderci cura del mondo.
Questa condivisione nasce dal post che abbiamo scritto sulla nostra pagina Facebook e che puoi vedere qui: https://www.facebook.com/share/p/17wp3X8TcK/?mibextid=wwXIfr
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